Wednesday, December 06, 2006

BARI in the 1960s: THE FLOWERS














































































Visto che amo visceralmente la 60's music pubblico con piacere questo "passionate amarcord" directly from the mid 60's Bari town.
Michele B.
by PASQUALE BOFFOLI ( p.boffoli@tiscalinet.it )

INTRO "When I was young..."

Ladies and gentlemen, benvenuti nel sito ‘THE FLOWERS’ del nuovo millennio. Perché questa puntualizzazione?Perché la band / sigla originaria nacque nei primi anni ’60 a Bari.Io, attuale cantante /armonicista / percussionista della band ora rinata a nuova vita, nel 1965 (anno in cui la band stava per formarsi) ero un tredicenne fresco di paese appena giunto (anche se in realtà ci ero nato) con la sua famiglia in una Bari in via di sviluppo ma non ancora soffocante ed assediata dal cemento.
La mia formazione musicale fu davvero tradizionale: il festival di Sanremo, ma anche quello di Napoli. Ricordo che mio padre Raffaele, chitarrista frustrato (suonava intere canzoni su una sola corda…), adorava cantanti dal gorgheggio ‘seriale’ come Sergio Bruni, Maria Paris, Aurelio Fierro, Luciano Tajoli ed io lo accondiscendevo da bravo bimbo.
Ma presto le cose cambiarono: la radio ma soprattutto la televisione portarono nella nostra casa i nuovi asciutti moduli vocali e gli strani testi di Luigi Tenco, Bruno Martino, Sergio Endrigo e mio padre inorridì, andò in tilt !
Ma come? L’enfasi, i gorgheggi, i buoni sentimenti erano finiti !Forse l’unico che riusciva a bypassare la sua diffidenza rocciosa era il pur innovativo Domenico Modugno.
Per me cominciarono ad aprirsi nuovi straordinari orizzonti che travolsero il mio immaginario musicale adolescenziale in espansione: le prime rare apparizioni televisive di Elvis Presley, Rita Pavone, Bobby Solo, Adriano Celentano. Ma anche il primissimo Burt Bacharach, artefice di un nuovo sobrio ma sofisticato romanticismo ‘pop’olare: Burt fece breccia inesorabilmente nella mia fragile psiche di undicenne, sto parlando del 1963.
I miei ricordi sono nitidi, quasi dei flashes: una ‘What the world needs now is love ‘ malinconica e bellissima, dalle avvolgenti spirali armoniche, colonna sonora di una calda estate al mare; naturalmente allora non sapevo si trattasse di Bacharach, era ‘Quando tu vorrai’ di Iva Zanicchi. Una ‘Barbara Ann’, gioioso iridescente caleidoscopio di voci dalla spensierata ‘young California’: l’ascoltai per la prima volta in un Carosello, faceva da colonna sonora alla pubblicità di un dentifricio…; naturalmente ignoravo fossero i Beach Boys .Ma la vera folgorazione furono le primissime apparizioni televisive dei Beatles, ‘ another world…’ letteralmente, ed il cordone ombelicale con mio padre si recise del tutto: She loves you, From me to you, Please Please me, Twist & Shout, zazzeruti, isterici quando cantavano e suonavano il loro mersey-beat primigenio, ironici e sfrontati quando apparivano e parlavano davanti alle telecamere.
Le mie sinapsi cominciarono a funzionare in modo diverso, nello stesso tempo in cui cominciò a farsi serio il problema delle erezioni del mio alter-ego quando ero vicino a Maria, la mia ‘polposa’ vicina di casa alcuni anni più grande di me!
Praticamente la prima donna di cui mi sono perdutamente e fisicamente innamorato a sua insaputa.Il colpo di grazia lo ebbi appena trasferitomi in città.Una mattina io e mio cugino Franco (con lui facevo praticamente coppia fissa) bighellonavamo come al solito per il quartiere Carrassi: ascoltammo provenire dai cavalli in cartapesta di una giostrina in movimento il riff tagliente ed insolente di uno strumento mai udito prima che ci scioccò conficcandosi in testa come un chiodo; un incrocio tra un sax e lo sbuffo di una nave da crociera.
Subito dopo l’effluvio d’inglese di una voce prima lasciva, poi dai toni duri e protestatari. Le parole di quel cantante si attorcigliavano una sull’altra e non ti lasciavano respirare.A produrre quel riff era il fuzz della chitarra di Keith Richards, quel cantante così offensivo era Mick Jagger, il brano era Satisfaction e loro…..loro erano THE ROLLING STONES !

Intervista ai FLOWERS
La mia iniziazione beat e rock continuò poi quando entrai nell’ambiente musicale alternativo barese, che ruotava soprattutto intorno a Piazza Umberto, per tutti coloro che la frequentavano semplicemente ‘il giardino’.
Punto d’incontro di tutti i musicisti, frikkettoni e capelloni della città .
Lì ho conosciuto un sacco di gente; lì parlavamo, vivevamo, mangiavamo, suonavamo le nostre chitarre le nostre armoniche e …..
Ma c’erano anche i cosiddetti ‘locali’, nei quali si riunivano per suonare, filosofeggiare etc… i beats della città : in uno di questi, in via Galiani nel quartiere Carrassi conobbi THE FLOWERS…..ma di tutto ciò che li riguarda è meglio che parlino loro in persona, i protagonisti di quegli impareggiabili anni : Ciro Neglia, Donato Catacchio, Ninni Pirris, oggi cinquantenni pimpanti che imbracciano ancora chitarre e diffondono il verbo rock .


Una domanda scontata ma doverosa: perché in quei lontani anni adottaste questo nome?
Ciro: Allora eravamo considerati scapestrati e ‘giovinastri’ dalla gente per i nostri capelli lunghi e per i blue-jeans sdruciti che indossavamo. Chissà come a noi venne l’idea di un bel mazzo di fiori…..un bel mazzo di giovinastri! per cui ci venne spontaneo chiamarci ‘THE FLOWERS’, anche immedesimandoci nell’ideologia pacifista che proveniva d’oltreoceano.


In quale anno vi formaste e qual’era la vostra età media ?
Donato: Nel 1966, la nostra età media era 20 anni ed eravamo senza un cantante!!!
L’esigenza di un cantante ci spinse a cercarlo ed una sera capitammo in un club di via Q.Sella, il MiniPiper, dove ascoltammo cantare con un altro gruppo, rimanendone colpiti, Liborio Martorana, che contattammo. Dal giorno seguente, dopo una sua breve ma giustificata indecisione, era il nostro cantante.


Cosa vi spinse a formare la band ?
Donato: L’esigenza di uscire da un certo conformismo. Chiaro che Beatles, Rolling Stones ma ancor prima Elvis Presley, Shadows furono un fortissimo deterrente….
Ciro : Sì, fu una forma di ribellione a tutto ciò che ci circondava e che non ci piaceva.

The Flowers era una sigla che andava oltre la band vero? Io in quegli anni vi frequentavo….
Donato: Sì, i Flowers erano un ambiente aperto fatto di personaggi che giravano attorno alla band. Era una sorta di laboratorio intellettuale oltre che musicale nel quale si discuteva e ci si confrontava.


Voi eravate una cover-band come il 90 % dei gruppi baresi (ma anche nazionali) di quegli anni.
Ricordate i vostri cavalli di battaglia?
Donato: Mercy Mercy degli Stones, Hey Joe fatta alla maniera dei Byrds o psichedelico/orientaleggiante alla Shadows of Knight era il nostro pezzo forte, ed ancora When I Was Young degli Animals, Gloria e Dark Side degli Shadows of Knight, e Satisfaction .
La matrice nera poi per noi più di altri gruppi locali fu importante, il blues ed il r&b, a partire da Memphis Slim, Otis Spann, Ray Charles sino a Wilson Pickett: non a caso i Rolling Stones, che della ‘lezione’ nera erano impregnati sino al midollo erano il nostro gruppo preferito.
Ciro: Vorrei aggiungere che eravamo sì una cover-band ma ci distinguevamo dal 99 % delle cover-bands baresi che eseguivano pedissequamente un brano tale e quale all’originale. Noi improvvisavamo, anche in concerti ufficiali, partendo dallo schema principale senza risparmiarci, per cui il brano si sapeva quando iniziava ma non quando sarebbe finito. In questo eravamo davvero unici. Scrivilo!


Avevate rapporti con altri gruppi e famiglie beat baresi, o tra voi c’era rivalità?
Ninni: Premetto che io provenivo dalla Bari ‘bene’ e che fui accettato, all’inizio con un po’ di diffidenza nel gruppo “Flowers” tramite Ciro, conosciuto tra i banchi dell’istituto “Panetti” ….acerbi studenti ma già con tanta voglia di Stones!
Dai Flowers sono stato letteralmente ‘svezzato’ sia musicalmente che intellettualmente.
Che io ricordi (ma forse mento spudoratamente) non c’erano rivalità con altre bands, anzi spesso si andava a fare concerti insieme e noi da gruppo-spalla spesso diventavamo i veri protagonisti della serata. Uno spirito di rivalità avrebbe significato andare contro la filosofia dei Flowers!

Donato: Rivalità no, ma una certa concorrenza c’era, come in tutte le comunità. Ricordo ad esempio quella con Lino Rossini & The Hawks, Dragoni, The Bears, , The Roads etc…
Ciro: Sì, tra l’altro io con Rossini avevo suonato la batteria negli Hawks, insieme a Piero Maremonti al basso, oggi un pediatra affermato. Suonavamo soprattutto materiale degli Shadows, si era nel 1964/65. Ma durammo poco.
Rossini confluì nei Dragoni di Franco Florio, io formai con Ninni Donato e Nico “The Flowers”.

Qual’era il gruppo che apprezzavate di più ?
Donato: Certamente The Bears, che ci ospitavano per lunghe jam-sessions insieme il sabato e la domenica sera nel loro locale in via Q.Sella, accanto al MiniPiper. The Bears erano specializzati nel repertorio degli Yardbirds (… ma anche Traffic, Cream e Blind Faith aggiunge il sottoscritto essendo stato presente a qualcuna di quelle magiche serate !) .
The Bears erano Mimmo Bucci alla chitarra solista, Piero Matarrese alla voce, Duccio e poi Robertino Emiliano alla batteria, Vito Alloggio detto Scarano ed in seguito Micky Ruta al basso.
Ciro: Poi c’erano The Blackbirds con Nino Losito alla chitarra Pino di Giulio al basso Nunzio ‘Cucciolo’ Favia, un batterista fenomenale (forse all’epoca il più virtuoso del reame!) che in seguito emigrò suonando con gli Osage Tribe, Trip, Dik Dik e Franco Simone, e non so con chi altro, che eseguivano materiale straniero, I Diavoli Rossi con Gino Giangregorio alla chitarra e Antonio De robertis alla batteria che suonavano Kinks e Stones e tra i nostri ‘avversari’ The Roads con Matteo ‘Spaghetto’ Pesce alla batteria che idolatravano i R.Stones come noi. The Jaguars invece erano i nostri fratelli maggiori, e spesso andavamo a sentirli alla Sala Arezzo nel quartiere Carrassi; eseguivano materiale commerciale ma anche Beatles etc…
Donato: Fecero più da modello ai Diavoli Rossi !

Quali bands invece non rientravano nei vostri gusti ?
Ciro: Quelli più commerciali come I Lampi, che eseguivano una sorta di r&b/soul italiano e
The Crickets anche loro commerciali ma ricordo bravi
.

Ed i famosi Hugu Tugu, li conoscevate?
Ninni: Io andai a sentirli e rimasi di stucco; ero molto giovane e loro parecchio più grandi di me. Stiamo parlando del ‘65/’66. Facevano molto commerciale, ma anche Beatles e materiale straniero, da Piccola Katty a Ticket to ride . Gli Hugu Tugu erano Paolo Lepore alla batteria, Franco Sciannimanico alla chitarra solista, Gianni Giannotti alla chitarra ritmica, Ilario in seguito Emiliano al basso e Cesare DeNapoli alla voce. Tecnicamente erano molto dotati, hanno anche inciso, ma hanno ritenuto di rimanere in ambito commerciale.
Donato: Parteciparono anche al Cantagiro, firmarono un contratto con la RCA ed io ricordo una loro bella versione italiana di Somebody To Love dei J.Airplane su 45 giri.
The Flowers invece non hanno mai varcato i confini della Puglia, né inciso vero?
Ciro: modestamente
!

Quali vostri concerti ricordate maggiormente ?
Ciro: Ricordo un festival rock a Triggiano, al cineteatro Lombardi con ospiti I Camaleonti…che ci elogiarono!!! (Ma non ci portarono con loro)! Poi ricordo le nostre imprese al MiniPiper, al Big-Clan, al Sidereo Club di Palese, dei veglioni per i ragazzi dell’istituto Scacchi e al Fagiolo di Carbonara, dove suonarono tra gli altri anche I Primitives di Mal. Il Fagiolo era un locale ‘in’ che ospitava anche gruppi importanti e stranieri.

Intorno alla band THE FLOWERS giravano altri personaggi anche bizzarri. Quali ricordate aver interagito con voi musicalmente o solo dal punto di vista esistenziale?
Ninni: Certamente Epaminonda Nikasis, un ragazzo greco che si presentò una sera come un’apparizione e mi (ci) sconvolse perché suonava la chitarra tirando le corde ed alterando le note mentre noi eravamo abituati a suonare come gli Shadows, a corde libere e pizzicandole semplicemente.
Praticamente ci insegnò a suonare la chitarra ed i riffs come Chuck Berry e Keith Richards. Per me fu uno stravolgimento totale.

Ciro: Tanto è vero che oltre a suonare con noi per un certo tempo, suonò anche come ospite nei Flowers Three, una formazione parallela con me, alla batteria Franco Catacchio alla chitarra e Franco Sabino al basso.
Poi tra i soggetti pittoreschi che ruotavano intorno a noi c’erano Fracco ‘ il pittore’, ‘Cavallo Pazzo’ fan sfegatato di Frank Zappa, il lungo Alessio detto “Alè” Dino Panza, Pasquale Adesso detto “Packy” grande estimatore di Fabrizio DeAndrè ed altri individui che transitavano occasionalmente nei locali di via Galiani, quello più importante, via Gabrieli, via Fornelli, tutti nel quartiere Carrassi.

Pasquale Boffoli : Permettimi però Ciro a questo punto di citare anche tuo fratello (nonché mio cugino) Franco ‘Sgallett’ Neglia, armonicista sopraffino, membro occulto dei Flowers. E’ stato lui che mi ha iniziato all’armonica. Sorta di introverso e carismatico guru beat, coerente sino all’autolesionismo con la sua ideologia di girovago, tra Grecia e Francia, Olanda ed India. Fu lui anche ad introdurmi agli aromi forti ed alle spirali psichedeliche di dischi come Between The Buttons, Are You Experienced, Blonde on Blonde. A lui devo molto della mia formazione musicale rock basica.

In definitiva gli anni ’60 per i Flowers cosa hanno rappresentato?
Donato: Uscita dall’autoritarismo, dalla mentalità autoritaria nel senso più lato del termine.
Ciro: Ed anche un’identificazione con l’ideologia di sinistra pur se anarcoide e "capellonesca". Solo Nico Salvemini tra noi era inquadrato nel partito comunista a tutti gli effetti, per noi invece si è trattato principalmente di ribellione esistenziale, un mettersi alla prova sperimentando percorsi (non solo a livello di viaggi) alternativi a quelli che all’epoca venivano riconosciuti come tradizionali e sacrosanti.

Che senso ha resuscitare la sigla THE FLOWERS nel nuovo millennio alla luce di quanto detto sinora?
Ciro: Prima di tutto ribadire, a 40 anni di distanza, la bontà di certi valori musicali e soprattutto umani: il fatto di ritrovarsi con alcuni compagni di allora, il piacere di suonare e di stare insieme, verificando i rispettivi percorsi musicali mettendosi in discussione artisticamente e non solo.
Poi THE FLOWERS, approntando un aspetto didattico molto importante, attraverso il LARGE SOUL PROJECT si propongono di preservare la memoria di 50 anni di rock e di tutto quello che hanno immagazzinato in essi per riproporlo alle vecchie e nuove generazioni.
E non è poco.

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26 Comments:

Anonymous Anonymous said...

cmq ottime foto e rievocazione historica Pasquale ....but quel passo dell'introduzione dove nomini la tua "polposa" vicina m'ha fatto really spanzare dar ridere haha!...per la serie "Mario Carotenuto sei Tutti Noi!"
Michele

3:07 AM  
Anonymous Anonymous said...

Un'intervista molto carina,di quelle che ti riportano indietro in quell'epoca irripetibile e bizzarra...della scena barese non ero riuscito a conoscere molto,a parte gli Hugu tugu,ed in genere il sud(ai tempi in cui ho stilato il mio "manifesto beat") veniva fuori molto poco,poichè le strutture musicali sono sempre state fiorenti da Roma in su,è sempre utile recuperare questi percorsi,che altrimenti rischierebbero di cadere nel dimenticatoio,it's good! URSUS

6:19 AM  
Anonymous Anonymous said...

grazie Ursus , detto da un esperto come te ci fa piacere ,..tra l'altro spero che Pasquale riesca a recuperarmi qualcosa di registrato loro , al limite mi piacerebbe inserirlo come "bonus track" nel prossimo "Proiettili"
Michele

6:28 AM  
Anonymous Anonymous said...

hai qualcosa dei Tecco Mecco?

5:23 AM  
Anonymous Anonymous said...

haha:)..non ho ancora capito cosa volessero significare gli Spliff con "Tecco Mecco"...che czzo vuol dire?
Mick

5:27 AM  
Blogger tony-face said...

About TECCO MECCO
Se posso azzardare un'interpretazione molto ardita credo si possa trattare di una traduzione dall'inglese al tedesco via italiano (che è ovviamente uguale allo spagnolo per i crucchi) e ritorno, di TEX MEX.
Qualcosa del tipi "vado a mangiare messicano con la ragazza" etc etc

5:55 AM  
Anonymous Anonymous said...

ahhh capisco! grazie mille Tony come al solito per le "schegge" di cultura,..comunque ho addirittura scoperto su un sito di Radio rai che quella canzone fu all'epoca censurata in Rai (per i riferimenti a "Brigade Rosse , Mafia"),..infatti ora che ci penso non li vidi mai a "Discoring" (con BARBARA BONCOMPAGNI, se non ricordo male).. o da quell'altro tipo..Maurizio Seymandi
MIchele

6:21 AM  
Anonymous Anonymous said...

VEDI CHE QUANDO SI TRATTA DI COSE SERIE ED IMPORTANTI COME TECCO MECCO SI SCOMODANO ANCHE LE ALTE MAESTRANZE (TONY)..
PUO STARCI COME INTERPRETAZIONE,MAGARI FORNITA DA QUALCUNO CHE VOLEVA PRENDERLI UN PO PER IL CULO (TANTO SON TEDESCHI)..TIPO UNO STRANIERO CHE TI CHIEDE COME SI DICE UNA CERTA COSA E TU GLI INSEGNI UNA PAROLACCIA (UNO SCHERZO ALLA DEN HARROW ISNT'IT MICK?)..

minchia,Seymandi..
due news su di lui: l'ho visto in programma con un po di cariatidi degli anni ottanta..non so perche' ma han parlato tutti tranne lui..l'han saltato proprio nelle interviste!
Lui probabilmente non se ne e' manco accorto.glielavra' detto sua moglie alla sera.
Un mesetto fa ricevo un sms da un amico che l'aveva appena incrociato a passeggio col cane a legnano.

E il DJ mascherato?? (si chiamava cosi?)..che si vedeva benissimo che era una donna e che muoveva la bocca a caso.

Cristiano

6:31 AM  
Anonymous Anonymous said...

(ecco..tanto x dar ragione a wally..si parlava dei flowers no?)

6:31 AM  
Blogger Michel said...

haha:) seymandi col cane?..che scena strappalacrime,..una sorta di "Umberto D." alla Cesare Cadeo),...il Dj mascherato qual'era? quello con la voce pseudo-dj-americano? tipo "sii, yeah, al 25° posto Ulioooo Iglesias con "Pensamiiii",..che sballo ragazzzzzzii"

6:50 AM  
Anonymous Anonymous said...

ah ecco il dj mascherato! si lui..
e poi seymandi ha ideato quell act di alta televisione che era il "lancio" del disco-novita..lo faceva sentire e poi lo lanciava verso la telecamera..!! revolutionary!!
Seymandi a passeggio col cane,aria dimessa, sguardo basso, come direbbero gli inglesi "an empty shell of a man"..
C

7:02 AM  
Anonymous Anonymous said...

haha :) really empty,...peccato che quel disco non fosse un boomerang!!
Michel

7:15 AM  
Anonymous Anonymous said...

hahahaha gia' gia'..peccato!

7:57 AM  
Anonymous Anonymous said...

..però la sigla, quella che faceva "sono il telegattone ..." mi piaceva devo ammettere:)
Mick

12:58 AM  
Anonymous Anonymous said...

si si..il gatto che diceva Chiamatemi oscar..!!

4:38 AM  
Anonymous Anonymous said...

esatto, un altro 45 da avere...ma Gianni TOGNI che fine ha fatto??-...che faccia il lanciatore de cortelli nel Circo Togni?
Michel

5:17 AM  
Anonymous Anonymous said...

forse sono stordito ma ho la sensazione di aver sentito notizia che era tornato in pista con qualcosa di nuovo..
informazione INDISPENSABILE

5:51 AM  
Anonymous Anonymous said...

????anche Lui???....non se ne può più...a quando il ritorno di Franco Avallone detto "Truciolo"??????? ?
Mic.

6:27 AM  
Anonymous Anonymous said...

daaaiii..Truciolo!! stai tranquillo che prima o poi qualcuno lo tira fuori dal sarcofago!
Confesso che il nome avallone mi ha evocato prima il "grande" Paolo Zavallone..non so se ricordo bene o lo ricordi, un tipo coi baffoni che cantava e suonava il piano facendosi chiamare "El...qualcosa" nel programma tv "Non stop", quello di cabaret un po scollacciato.
C'era anche jack lacayenne
C

8:12 AM  
Anonymous Anonymous said...

el kid?

8:12 AM  
Anonymous Anonymous said...

Paolo Zavallone proprio non lo ricordo:(...ma ricordo Awana-Gana!!!..e soprattutto un altro baffone doc, il cantante d'amore FILIPPONIO!
Michel

8:21 AM  
Anonymous Anonymous said...

mitico awana Gana! avevo l'autografo!!
Filipponio era una grande, ma a parte il nome non ricordo l'arte..ehh qui mi arrendo ma la tentazione e' troppo forte..Google!
C.

4:25 AM  
Anonymous Anonymous said...

purtroppo anch'io,..mi ricordo di aver visto Filipponio un paio di volte in tv quando ero piccolo ma unfortunately non ricordo la sua Arte/canzoni,..era comunque un "baffo" alla Pippo Santonastaso if memory serves

4:29 AM  
Anonymous Anonymous said...

un altro buono..quello

6:07 AM  
Anonymous Anonymous said...

La ringrazio per intiresnuyu iformatsiyu

5:10 AM  
Blogger Michel said...

di niente, thx

7:59 AM  

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